Luce di Alle Vivaldo

Sale sul treno.
Senza guardarsi intorno, senzaguardarsi indietro.
Non potevi fare altro. Questa frase se la ripete incessantemente, con la speranza che prima o poi diventi talmente solida da diventare reale.

Aveva provato a resistere fino alla fine. Aveva resistito alla cattiveria, alla violenza verbale che ogni giorno le veniva riversata addosso.
Aveva resistito persino alla solitudine, quella peggiore, la solitudine di chi è solo nonostante viva con un altro essere umano.

Ma ognuno di noi ha un limite.
Nonostante cerchi e resista ognuno di noi arriva a un punto in cui nulla è più tollerabile.
Può essere un toast bruciacchiato, una camicia stirata male, una finestra socchiusa.

Il suo punto di non ritorno era stata una lampadina. Per essere più precisi la lampadina della terrazza.

Per un mese intero, almeno un paio di volte a settimana, lei gli aveva fatto presente che era da sostituire.
Ma lui aveva sempre di meglio da fare. Che si trattasse del giocatore da reclutare per il prossimo campionato di baseball, del nuovo barbecue, della bibita energetica, non c’era mai tempo. Ogni cosa per lui era più importante di quella maledetta lampadina.

Quella domenica però, dopo aver pranzato sulla terrazza, lui le promise che prima di uscire l’avrebbe sostituita.

E lei gli credette talmente tanto da sentirsi stupidamente emozionata. Come quei cagnolini che nonostante siano stati vessati in ogni modo riescono comunque a scodinzolare, speranzosi che finalmente questa volta sarà quella buona.

Fu con quella speranza che uscì di casa per andare a bere un aperitivo con le sue amiche.
Tornò a casa quasi sorridendo, decisamente e fermamente convinta che lui avrebbe tenuto fede alla sua promessa.
Entrò in casa quasi correndo, non posò neanche la borsa. Corse attraverso il corridoio, passò sopra al divano, aprì la porta a vetri, con la mano sfiorò la parete e trovato l’interruttore premette. Nulla. Non accadde nulla.
Poté quasi sentire la sua speranza frantumarsi a terra. Le mancò il respiro per qualche secondo.
Poi qualcosa cambiò. Il suo cuore iniziò a battere sempre più forte. Sentiva il sangue pulsarle nella gola, nelle tempie fino a che non riuscì quasi vedere la sua rabbia illuminare la terrazza.

Lui era uscito per a vedere la partita di calcio al bar. Perché non bastava pagare l’abbonamento al canale satellitare per poter vedere una partita in ogni momento di un giorno qualsiasi. No, la domenica la partita la si doveva vedere al bar, c’era più partecipazione – almeno così diceva lui ogni volta che lei manifestava il suo disappunto.

Lei si sedette sul dondolo. Rimase lì per più di novanta minuti. Fu quando sentì aprirsi il cancello che si decise.

Lui entrò in casa, accese la luce del corridoio ma la lampadina non si accese. La chiamò ma lei non rispose.

Lui allora imprecando cercò il cellulare nella tasca della giacca per avere un po’ di luce ma lei fu più veloce di lui.
Spuntò da dietro la libreria che divideva il corridoio dal soggiorno e con la mazza da baseball che avevano comprato a New York durante la loro luna di miele cercò di colpirlo. Ma sbagliò la mira.

Solo che la sorpresa fu tale che lui comunque cadde a terra.
Lei, minacciandolo con la mazza, lo obbligò ad andare sulla terrazza e lo fece salire sulla scala che aveva posizionato vicino al lampioncino della terrazza.

Lui iniziò a pregarla. Pregarla di posare la mazza, pregarla di smettere, pregarla di ragionare, pregarla di farlo scendere.

Quando capì che le preghiere non sortivano alcun risultato passò alle lacrime. Ma il risultato fu ancora peggiore perché percepì la rabbia che quasi trasudava da quella donna.

Salì fino all’ultimo gradino, tolse la lampadina fulminata e avvitò quella nuova che lei aveva posto sul portaoggetti della scala.
Si girò e accennando un timido sorriso le disse “Vedi ora è tutto sistemato”
Lei lo guardò, gli sorrise di rimando e mentre con la punta della mazza da baseball lo spingeva oltre la balaustra gli disse “Ora sì che è tutto sistemato”

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Iniziamo dai

Scrivere mi è sempre venuto naturale. Mi ha sempre aiutata a tirare fuori i miei stati d’animo, la mia rabbia, l’allegria, la malinconia, le mie paure e le aspettative.

Come moltissime altre persone ho stipato parole nelle Smemorande e nelle Moleskine fino ad approdare a pubblicare post in un sito.

Dopo due anni di uno stop ora mi sono riproposta di iniziare di nuovo a scrivere.

Non so neanche io che impronta voglio dare a questo spazio, non so di cosa scrivere né con quale ritmo. Voglio però riprendere a scrivere e avevo bisogno di qualcosa di nuovo.

Quindi riparto da qui.

Riparto da questo schermo bianco che spero di avere modo di riempire il più spesso possibile di parole.

E’ un po’ come quando devi rimetterti in forma e ti iscrivi in palestra e paghi un corso, così sei “costretta” ad andarci.

Ecco questa è la palestra per la scrittrice che c’è in me.

Non so che risultato otterrò ma spero di divertirmi.

E spero vi divertiate pure voi (se mai qualcuno mi leggerà)